La Volontà di Esserci

Man mano che si compie un lavoro su di sé si notano dei cambiamenti di percezione riguardo la propria esistenza (ve ne sarete accorti ...). Uno di questi riguarda la gestione dei corpi (fisico, emotivo e mentale).


Arrivati a un certo punto, si acquisisce un nuovo equilibrio tra ciò che manifestiamo esteriormente e ciò che sentiamo dentro.

Partiamo dal presupposto che ogni azione compiuta all'esterno non è altro che un movimento interiore che non si è riusciti a contenere: la vita interiore non ha bisogno di essere “messa in atto” poiché essa si auto-genera e ha una manifestazione istantanea. E’ la massima vita nel minimo movimento. Al contrario, la vita “fuori di noi” ha bisogno di azioni, movimenti, parole che servono a manifestarla e direzionarla.



Se cerchiamo di visualizzare la nostra interiorità, possiamo percepirla come una vera e propria dimensione in cui le relazioni con gli altri, il nostro modo di essere e il modo in cui ci poniamo verso la società coesistono e si muovono come all'esterno, ma con modalità più intime, sottili e simboliche. Non esistono infatti maschere dentro di noi, non possiamo fingere, e il rapporto con noi stessi e con gli altri sarà sempre diverso rispetto a ciò che manifestiamo esteriormente.


I movimenti interiori sono per lo più fugaci, fulminei, percettibili solo dai più arditi osservatori. Più è intenso ciò che viviamo, più veloce sarà la nostra risposta dentro e fuori.

Possiamo paragonare la nostra percezione rispetto alla triade evento-impulso-reazione a quella della scarica di un fulmine: gli eventi esterni vengono creati dal nostro inconscio; di fronte a un evento esterno, dentro di noi si attiva un impulso (fulmine) che fa partire una reazione (tuono).

Osservare la reazione (essere presenti durante il tuono) è un buonissimo risultato per chi compie un lavoro su di sé, mentre riuscire ad essere presenti all'impulso che la scatena (che può essere sessuale, emotivo, mentale, cardiaco…) e arrivare a riconoscerlo in tempo reale è molto difficile, ma possibile.

Se siamo presenti, un impulso può essere riconosciuto e “visto” in un istante. Tutti gli impulsi sono “tracciabili”, potete sentire se una vostra azione è scatenata da un moto cardiaco o da un impulso sessuale, e ammirare la bellezza di tutto il processo.


Ma -e ora esagero lo so- c’è un’ulteriore stato da raggiungere: la presenza può arrivare ancora prima dell’impulso (fulmine), e decidere se farlo partire o meno. Quando ci accade qualcosa di particolarmente forte e intenso, ecco il nostro campanello d’allarme: l’evento stesso da noi creato! Dovremmo considerarlo come una sveglia che suona per ricordarci di noi e aiutarci ad acquisire padronanza sui nostri corpi.

Questo ci consente di trasformare quella che sarebbe stata una reazione meccanica in una vera Azione.

In realtà, potremmo essere presenti ancor prima dello “stimolo iniziale”, potremmo Esserci prima, durante e dopo uno spavento… ma questa è un’altra storia. In ogni caso, è necessario essere perseveranti e alimentare sempre più la Volontà di Esserci.


Gli eventi esterni sono creati dal nostro inconscio. Questo lo si può sperimentare solo nel momento in cui si realizza che il confine tra interno ed esterno è una percezione fittizia. Dev'essere una presa di coscienza, non una teoria acquisita. Mantenere questo confine serve alla mente per non collassare, per non abbandonarsi all'infinito e, cosa buona, per creare la Coscienza. Per prendere su noi stessi la responsabilità della nostra vita e divenire sempre più coscienti, serve un atto di Volontà fortissimo.

Serve ripetere a noi stessi, di fronte a un evento dal quale vorremmo fuggire: SONO IO A CREARE QUESTA SITUAZIONE. E ripeterlo, e ripeterlo, e ripeterlo... finché non ci entra nel cuore.


La maggior parte delle persone vive tutto questo inconsapevolmente, ignorando qualsiasi cosa accada poco oltre la superficie delle proprie azioni e degli eventi. C’è una minoranza della popolazione che sta iniziando a sentire l’esistenza di qualcosa oltre ciò che vede e tocca, percependo, seppur in modo confuso e appannato, il mondo interiore e le sue stratificazioni. Esiste poi una piccolissima fetta della popolazione, individui consapevoli e con un bagaglio spirituale più che notevole, che è riuscita a dissolvere il confine dentro/fuori, non opponendo più resistenza alla vita.


E qui vengo all'ultimo punto di questo post.

L’aspetto più interessante di tutta questa dinamica tra interno ed esterno è che, dimorando sempre più nella dimensione animica e non meno in quella temporale (l’una non esclude l’altra), si impara a sentire sempre più che le profondità di tutti gli individui sono connesse, intrecciate tra loro, comunicanti.

Quando nascondiamo un segreto a una persona e crediamo che, mantenendolo, non lo verrà mai a sapere… in realtà lo sa già. Quando dobbiamo dare una spiegazione a qualcuno perché c’è stata una discussione dovuta a una mal-comprensione ... in realtà in profondità, tutto è già chiaro. Quando vorremmo dichiarare il nostro amore a qualcuno, e tentenniamo nel farlo perché temiamo il suo rifiuto… le nostre anime sono già strette in un abbraccio.

Ma questo stato di consapevolezza dimora su un altro piano di realtà. Non è applicabile teoricamente, è qualcosa di raggiungibile solo ad uno stadio più profondo della propria indagine interiore.


Arriverà un certo momento dove l’Anima, senza possibilità di previsione, sommergerà come uno tsunami tutte le maschere, i giochi e le dinamiche della personalità, dando origine a una nuova Era della Vita.

Non so dire se sarà solo per pochi individui o per tutto il mondo ma, qualcuno una volta disse: “Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”.

Daniela

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TORINO - Sabato 21 ottobre

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