La Ricerca della Visione

8 Sep 2018

Per ogni uomo e per ogni donna, individuare chiaramente il proprio ruolo nel mondo è forse l’aspetto più importante nel passaggio dall'infanzia all'età adulta. Se pensiamo alle infinite possibilità che la vita ci offre, ciò che dà una direzione al nostro cammino è il significato che noi stessi ci attribuiamo al suo interno.

 

Mi sembra doveroso ribadire che, tra i bisogni primari di un uomo e di una donna, vi è quello di entrare in contatto con la propria Essenza per lasciarsi guidare da essa, al fine di porsi obiettivi che siano in armonia con la propria anima.

Se questo bisogno venisse riconosciuto sin dalla nascita, se gli individui tornassero a dare significato alle fasi di profonda transizione e a potenziarle attraverso rituali, l'intera società ne gioverebbe.

 

Qui di seguito riporto un esempio di rito iniziatico praticato dagli Indiani d'America; è inutile sottolineare che in queste culture l'esistenza dell'anima e la ricerca di contatto con essa sta alla base di un armonioso sviluppo dell'essere umano.

 

Nella cultura dei nativi americani, il passaggio da ragazzo a uomo è celebrato da una cerimonia chiamata “Hanblecheya” (che letteralmente significa: ‘piangere per una visione'; da hanble = sogno, visione e cheya = piangere).

Questo rituale è generalmente compiuto per la prima volta durante gli anni dell'adolescenza. La Hanblecheya è una delle sette cerimonie sacre presso la cultura tradizionale Lakota (Sioux) e consiste in un percorso individuale che l’aspirante intraprende al fine di trovare la propria strada. Durante la cerimonia, all'aspirante è fatto divieto di assumere cibo o acqua, così come di emettere suono.

 

Prima di affrontare il rituale, l'aspirante purifica sé stesso partecipando a quattro capanne sudatorie preparando poi 405 offerte di tabacco, legate ad un unico filo, che fungeranno da recinzione del suo spazio sacro ove rimarrà per tutto il tempo necessario.

La preparazione della cerimonia prevede un periodo di astinenza, seguito da una capanna di purificazione sotto la guida di un Uomo Sacro (sciamano). Al termine della preparazione, lo sciamano fa scegliere all'aspirante un luogo che questi ritiene speciale, spesso posto su di un'altura, sulla quale - dopo essersi liberato di ogni oggetto ed orpello appartenente alla società, compresi i vestiti - in compagnia della sua pipa, l'aspirante trascorre i giorni e le notti della cerimonia in completo isolamento, digiunando, astenendosi dal bere e dal parlare, pregando e supplicando le forze invisibili affinché queste gli permettano di ricevere una visione chiarificatrice.

La cerimonia si svolge all'interno di uno spazio quadrato generalmente delimitato da quattro giovani alberi di pioppo, ai quali vengono assicurate le bandiere delle quattro direzioni, ciascuna del colore appropriato (nera per rappresentare l'ovest, rossa per il nord, gialla per l'est, bianca per il sud). Il lungo digiuno, la generale stanchezza e le preghiere possono indurre nell'aspirante uno stato di trance, che permetterebbe - secondo le credenze dei nativi americani - di comunicare in varia misura con il mondo immateriale degli spiriti, dal quale trarre messaggi e visioni.

 

La Ricerca della Visione ha una durata variabile da due a quattro giorni e notti complete: durante questo periodo, l'aspirante dovrebbe mantenere un contegno consono alla sacralità della cerimonia, al fine di favorire l'introspezione ed il contatto con gli aspetti più riposti del proprio Sé.

 

Spesso, durante il completo isolamento richiesto dalla cerimonia, l'aspirante viene colto dal desiderio irrefrenabile di abbandonare il luogo del proprio ritiro, ponendo così fine al rituale; alcuni ricercatori testimoniano di essersi sentiti preda della follia, riuscendo a superare tali alterazioni ricordando a sé stessi la motivazione principale della loro personale ricerca. Generalmente, sebbene la cerimonia richieda comunque una notevole resistenza ed una grande determinazione, il ricercatore può trovare conforto ricordando a sé stesso che quattro giorni di privazioni non saranno sufficienti ad ucciderlo, persuadendosi di tale verità.

Al termine del periodo prestabilito, lo sciamano si recherà a riprendere l'aspirante che, stremato dal digiuno e dalle privazioni, dovrà sottoporsi ad una nuova capanna sudatoria prima di poter raccontare ai presenti ciò che ha visto o udito durante il suo ritiro.

 

Il giorno dell'inizio della Hanblecheya, l'aspirante si reca nella capanna sudatoria e riceve ulteriori indicazioni da parte dello sciamano, pregando per il buon esito dell'impresa; in questa occasione assume dell'acqua per l'ultima volta. Al termine della purificazione ed uscendo dalla capanna sudatoria non rivolge più parola né sguardo verso niente e nessuno. Simbolicamente, ciò rappresenta la sua cessata appartenenza al mondo fisico, mentre la sua attenzione e con essa il suo essere si concentra verso il Mondo degli Spiriti.

 

Accompagnato nel luogo prescelto, viene affidato al Grande Spirito, ed abbandonato al digiuno, al silenzio ed alla preghiera per quattro giorni. Allo scadere del tempo, viene nuovamente condotto alla capanna sudatoria, al termine della quale può raccontare ai presenti la propria eventuale visione. Fuori dalla Capanna Sudatoria viene rifocillato, dissetato e fatto oggetto di una piccola festa durante la quale vengono scambiati dei doni.*

 

Differenti rituali iniziatici sono riservati alle ragazze con l'arrivo del menarca (prima mestruazione), che rappresenta simbolicamente e biologicamente il momento in cui la bambina diviene una donna.

Nella cultura occidentale moderna, questi riti di passaggio sono pressoché inesistenti.
Il passaggio da ragazzo a uomo e da fanciulla a donna è caratterizzato per lo più da indifferenza e da problematiche comportamentali legate a quest’ultima. Tant'è che i giovani più audaci compiono esperienze estreme, alla ricerca di un Senso della propria esistenza.

 

Ritrovando un contatto con i simboli, i riti, le celebrazioni - senza forzatamente perpetuare il passato, bensì rinnovando con ulteriori consapevolezze queste vie di profonda connessione con la nostra Essenza -  l'anima avrebbe spazio in una società che accelera sempre più il suo decorso, aiutando le persone a non smarrire il cuore.

 

"Una delle azioni più rasserenanti e potenti che potete fare per intervenire

in un mondo in tempesta è stare in piedi e mostrare la vostra anima.

Un’anima sul ponte nei momenti bui risplende come l’oro.

La luce dell’anima lancia scintille, emette bagliori, fa segnali di fuoco, attizza ciò che è appropriato. Mostrare il faro dell’anima in tempi oscuri come questi – essere tenaci e mostrare compassione verso gli altri – sono entrambe azioni di immenso ardimento e grandissima necessità."

Clarissa Pinkola Estes

 

 

Daniela

*fonti: wikipedia

 

 

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Cerchio Magico" a cura di Vega Roze e Daniela Castellani

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